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Quale declino? Politiche della ricerca nell'Italia unita
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09/06/2011

Convegno organizzato dalla Fondazione Antonio Ruberti in collaborazione con il Museo Galileo Istituto e Museo di Storia della Scienza in occasione del 150° dell’Unità d’Italia

www.museogalileo.it

In un articolo del 1993 Antonio Ruberti, commissario CEE per la scienza, ricerca, sviluppo, educazione, richiamò alla grave “emergenza ricerca” che l’Italia stava vivendo: consapevole delle enormi difficoltà e tuttavia convinto che il paese avrebbe dovuto e potuto sanare un’antica astenia finalmente inserendosi nel circuito internazionale di scambi del sapere. Allora molti si auguravano che sarebbe stato il processo d’integrazione europea in corso a emancipare il paese dai vizi e delle croniche patologie che l’avevano afflitto nel mezzo secolo trascorso dalla fine della guerra. L’anno successivo, il 1994, fu reso noto un Piano triennale della ricerca, fra gli ultimi atti del governo Ciampi – Umberto Colombo ministro –, documento analitico e propositivo di notevole complessità che avrebbe voluto essere “l’esatto contrario di un libro dei sogni”. Vi si riconosceva l’inadeguatezza della risposta italiana alle straordinarie mutazioni cui le aree più sviluppate avevano assistito dopo la crisi degli anni Settanta. «Sviluppo e capacità di competere – vi si leggeva – non possono non basarsi su un’elevata intensità di conoscenze e sulla attitudine a sfruttarle al meglio», e pertanto sembrava anzitutto necessario accrescere gli investimenti finanziari e umani portandoli con gradualità ai valori percentuali del Pil tipici delle grandi nazioni industrializzate.

Talvolta, nei molti anni che ormai ci separano da quello scorcio del secolo passato, qualche programma elettorale ha incluso fra i propri obiettivi una politica della ricerca scientifica, peraltro mai attuata. Gli investimenti pubblici e privati hanno presto imboccato una china discendente e la recente crisi finanziaria è intervenuta ad aggravare condizioni già al limite della tollerabilità. Di fronte al declino che le cifre drammaticamente evidenziano, vale la pena tentar di comprendere il fenomeno da un osservatorio storico: i centocinquant’anni di unità nazionale offrono l’occasione per farlo.

Si tratterà di periodizzare l’età postunitaria in tre fasi: quella liberale, l’intermezzo fascista e quella repubblicana. Alle prime due si dedicherà l’attenzione necessaria a cogliere quei tratti che, nel bene e nel male, costruiscono una tradizione e un ethos peculiare, destinati a condizionare sul lungo periodo gli sviluppi successivi. Sui decenni post-bellici occorrerà soprattutto concentrarsi, per individuare l’insieme dei fenomeni e le linee di tendenza che hanno concorso a configurare l’epoca di smarrimento nella quale viviamo. Ci si domanda sovente come il paese abbia potuto e possa distanziarsi così tanto da quell’Europa di cui pure è stato socio fondatore. A questo fine potrebbe essere utile affrontare la storia delle politiche della ricerca anche da un punto di vista comparato, tenendo conto della situazione nei principali paesi del continente: Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna.

Coordinatori:

Marco Beretta, Francesco Cassata, Claudio Pogliano

Comitato Scientifico:

Walter Barberis, Gilberto Corbellini, Luigi Cerruti, Paolo Galluzzi, Angelo Guerraggio, Roberto Maiocchi, Roberto Marchionatti, Guido Martinotti, Giovanni Paoloni, Pietro Redondi, Raffaella Simili