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Vincenzo Tagliasco
Campus

23/09/1987

“ … Circa 25 anni fa, Ruberti si era posto il problema di organizzare gli studiosi italiani nel settore della teoria dei sistemi, attraverso una serie di seminari che si sono tenuti annualmente sotto forma di scuole estive. In quelle occasioni il confronto tra noi, all’epoca giovani ricercatori, sensibili alle tensioni culturali che avrebbero sfociato nel movimento del ’68, e quel professore arrogantemente meritocratico non era tra i più facili. Eppure, negli intervalli tra le lezioni e le conferenze ‘rigorosamente scientifiche’ già allora Ruberti amava provocare su quegli stessi temi che avrebbe portato avanti come Rettore dell’Università di Roma e come attento osservatore delle dinamiche formative: i due livelli di laurea, il diritto allo studio per i meritevoli, la libertà e l’autonomia dell’università, il rapporto privilegiato, ma paritario con l’industria, il coordinamento tra i vari soggetti che fanno ricerca in Italia.

Aggressivo, ma dotato di una incredibile capacità di mediazione in grado di superare perfino gli effetti micidiali dei suoi sigari, il neo ministro sa utilizzare gli strumenti e le tecniche più varie per stimolare il dialogo e recepire idee, suggerimenti, suggestioni. Nel passaggio da una economia italiana basata sulla ‘carta’ e su fortunate invenzioni finanziarie, a una più solida fondata su reali capacità progettuali e produttive, Ruberti assolve al ruolo, anche simbolico, di fornire adeguati contenuti a queste rinnovate esigenze di ‘sapere e di saper fare’ …”.