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Franco Prattico
La Repubblica

16/09/1988

… E’ forse il personaggio più anomalo della scena politica di questo periodo: uno scienziato, estraneo agli apparati di partito (anche se la sua designazione è di parte socialista), senza mandato parlamentare e ‘patrimonio’ personale di elettori e collegi, con alle spalle, come amministratore pubblico, solo la difficile esperienza della gestione della più grande università italiana, quella di Roma ‘La Sapienza’. Eppure Antonio Ruberti, sessantuno anni, napoletano, attuale ministro della Ricerca scientifica, è l’uomo che sta tranquillamente rivoluzionando il mondo un po’ polveroso (e certamente molto schierato in difesa dello status dei suoi protagonisti) della ricerca e dell’Università senza neppure sollevare quella ondata di scandalizzate proteste che accompagna, e spesso impedisce, qualsiasi innovazione nelle strutture tradizionali del paese.

… L’unificazione, a quanto pare, è a buon punto. Miracolo del sorrisetto allegro e sornione dell’ex rettore di Roma? O del complesso di inferiorità che prende i nostri uomini politici davanti alla logica rettilinea di un uomo di scienza e forse al ricordo angoscioso dei loro stiracchiati esami universitari? Ruberti, come scienziato, è un teorico dei grandi sistemi e delle loro interazioni. Con apparente candore, tratta il sistema della ricerca come un problema di alta ingegneria. ‘L’unificazione tra ricerca e università? Indispensabile: l’università è parte essenziale dell’articolato e complesso sistema ricerca delle società moderne. Perché è il presidio della ricerca di base e perché prepara le risorse umane per l’intero sistema. L’Università è il laboratorio del futuro, la sua qualità e il suo funzionamento sono la misura dell’attenzione e dell’impegno che dedichiamo al futuro’ …”.