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Non creare «culle strette» per i nuovi ingegneri

Università Progetto n. 8/9 - genn./febbr. 1986

Negli ultimi tempi è andato crescendo l'interesse per i problemi di formazione degli ingegneri. Ne sono testimonianza recente la pubblicazione dei risultati delle indagini compiute dal Formez (1) e dal Censis (2) e degli atti dei convegni organizzati dall'Ordine professionale (3) e dal Politecnico di Milano (4).

L'accresciuto interesse è un sintomo evidente della percezione largamente diffusa che vi è un ritardo notevole dei modelli formativi rispetto alle modificazioni del ruolo degli ingegneri. Del resto il ritardo risulta evidente se si tengono presenti, da un lato, la ampiezza e la profondità delle trasformazioni indotte dalle innovazioni tecnologiche, dall'altro, il permanere di un quadro di riferimento per la formazione fissato nel 1960, cioè un quarto di secolo fa.

Occorre infatti prendere atto che si è allargata l'area di intervento degli ingegneri (basti pensare all'automazione dei servizi amministrativi e gestionali, alla diffusione di strumentazioni elettroniche, di tecnologie informatiche e di metodologie sistemistiche nei settori dell'assistenza sanitaria, degli interventi sull'ambiente, ecc.) e che è cresciuta la complessità sia delle strutture produttive sia dei tipi di intervento. Ne è conseguita, nelle attività degli ingegneri, una articolazione dei ruoli, non solo per tipologie di competenze (ingegnere edile, chimico, elettronico, ecc.), ma anche per varietà di funzioni (ricerca, progettazione, gestione) e per livelli di responsabilità. A questa articolazione della domanda dovrebbe corrispondere un'articolazione dell'offerta. E ciò purtroppo non è.

L'unica articolazione è quella che prevede diversi tipi di laurea (ingegnere edile, di trasporti, idraulico, chimico, elettronico, elettrotecnico, meccanico, ecc.). Mancano sia l'articolazione in livelli (la lacuna più pesante essendo quella del livello intermedio prima della laurea), sia quella per funzioni (la lacuna più grave essendo quella della carenza di preparazione nei settori della organizzazione e della gestione delle imprese).

Al divario qualitativo domanda-offerta il sistema ha potuto reagire solo attraverso i gradi di flessibilità offerti dalla «liberalizzazione dei piani di studio e dall'«arricchimento dell'arco di discipline» inserite in questi anni negli statuti. Per questa via si sono potuti e si possono disegnare «percorsi formativi» che tentano di rispondere, oltre che alle vocazioni personali degli studenti, alle nuove domande esterne, naturalmente con i vincoli fissati dal quadro legislativo di riferimento. Si può così ridurre in parte la forbice tra offerta e domanda. La «chiusura viene poi realizzata sul campo, attraverso il prezzo pagato o con ulteriori fasi di formazione (in rapporto alla varietà delle funzioni) o con una sottoutilizzazione (in rapporto alla varietà dei livelli).

2. A queste considerazioni generali ne va aggiunta una particolare, ma a mio avviso rilevante per valutare l'entità del ritardo: il mancato inserimento, possibile anche nel quadro legislativo esistente (come è avvenuto per le nuove lauree di ingegneria forestale ed Ingegneria dei materiali), di un tipo di laurea legato alle nuove tecnologie. Il coagulo degli interessi delle nicchie accademiche e di quelle professionali ha sinora impedito che venisse istituito un corso di laurea in ingegneria informatica (e qui non è essenziale, come ho avuto modo di precisare in più sedi, il nome: informatica, automatica, sistemistica, ecc.).

Questo fatto è un indice dell'incapacità di percepire almeno in punti nodali dell'evoluzione del rapporto domanda-offerta. Eppure basterebbe pensare alla connessione precisa tra nascita delle scuole di formazione degli ingegneri civili e bisogno delle grandi opere civili dell'800 ovvero a quella tra
differenziazione dell'ingegnere industriale dall'ingegnere civile e sviluppo dell'industria per comprendere l'esigenza, oggi, di un ingegnere delle nuove tecnologie (dell'informatica e dell'automatica) nella nuova fase della rivoluzione industriale. Un tale ingegnere invece, in attesa che questa comprensione maturi e che le resistenze vengano vinte, continuerà a formarsi nella «culla stretta dell'elettronica» in una coabitazione forzata destinata a deformare la culla e i suoi inquilini.

3. Un'altra, non secondaria, riflessione riguarda l'esigenza, ormai avvertita dallo stesso ordine degli ingegneri, del superamento della singolare situazione italiana che prevede ancora l'albo unico e dunque un ingegnere capace di progettare edifici, impianti elettrici o chimici o nucleari, apparati elettronici, programmi di calcolo, ecc.
Naturalmente si pone il problema di una correlazione tra tipologie di laurea ed articolazione dell'albo professionale e, dunque, un confronto tra le scelte per la formazione e quelle per l'albo. La coabitazione forzata in un unico albo impone spesso, di fatto, malgrado la liberalizzazione dei piani di studio, vincoli ai percorsi formativi che hanno il solo scopo di ottenere il permesso a tale coabitazione. Quanto ciò sia utile al riconoscimento della professionalità ed all'efficienza è facile giudicare, ove solo si rifletta al fatto che una sola disciplina su ventisette (o più) dovrebbe abilitare a progettare opere!

4. In una fase in cui la tecnologia innesca e condiziona la fase di trasformazione in atto ed in cui dunque l'ingegnere è chiamato a svolgere un ruolo importante, è grande la responsabilità di non procedere alla revisione del modello adottato 25 anni fa, disegnandone uno nuovo, ispirato alla articolazione richiesta dalle nuove esigenze ed anche a criteri di flessibilità che consentano gli adeguamenti necessari ai rapidi mutamenti. Grande è anche la responsabilità di mantenere bloccata l'istituzione del nuovo corso in Informatica, per quel settore cioè in cui più alta è la domanda.

Antonio Ruberti
Rettore dell'Università «La Sapienza» Roma

(1) Ruoli e profili professionali degli ingegneri. Ricerche e studi Formez 36/1-4. 1984 - Roma

(2) I nuovi ingegneri (percorsi formativi e professionali degli ingegneri elettrotecnici ed elettronici). Censis, materiali di ricerca. Franco Angeli Editore, 1985

(3) Atti del convegno «Formazione universitaria, esame di stato ed esercizio professionale degli ingegneri». Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Ingegneri, 27/28 aprile 1984 - Roma

(4) Atti del convegno «L'ingegnere per il 2000». Politecnico di Milano. 1985

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
01/02/1986 - Tipologia: Articolo - Argomento: Ingegneria