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Ingegnere cercasi...

La Repubblica

Il ritardo nell'adeguamento del modello di formazione degli ingegneri ai nuovi bisogni appare per molti aspetti esemplare nel contesto dei discorsi sullo sfasamento tra offerta delle Università e domanda del mercato del lavoro. Ed è anche indicativo dell'incapacità di collocare gli interventi sull'innovazione in un quadro complessivo che tenga conto dei vari sottosistemi e dunque anche di quello della formazione. Per queste ragioni può risultare utile proporlo.

La nascita dell'ingegnere, nell'economia del discorso che qui interessa, si può far coincidere con la nascita delle scuole di ingegneria e dunque con la fase della realizzazione delle grandi opere civili dell'800: ponti, strade, ferrovie, opere idrauliche ecc. E' la fase dell'ingegnere civile. Ad essa subentra, in connessione con lo sviluppo dell'industria basata sulla scienza, una nuova fase che comporta esigenze di differenziazione e di specializzazione dei ruoli.

Ha un sapore di amara attualità ricordare che anche in quella fase il divario fra la realtà italiana e quella europea faceva affermare ai più avveduti osservatori, tra cui Carlo Cattaneo, «adeguarsi o soccombere». Nacque in quel periodo (1838) a Milano la Società d'incoraggia- mento d'arte e mestieri. Del movimento a favore dell'educazione tecnologica e scientifica si fece interprete la Commissione dell'Istituto Lombardo incaricata nel 1848 di elaborare un progetto di riforma dell'intero sistema scolastico. Nel documento finale la Commissione assumeva in modo esplicito posizione a favore di un secondo ordine di studi:

«L'ingegnere che governa una strada ferrata e una fabbrica di macchine non deve avere alla mano quella stessa serie di cognizioni e di dati che serve nella distribuzione di un'acqua irrigatoria o quella che serve alla decorazione di una facciata». La connessione precisa tra il disegno delle grandi opere civili e la nascita delle scuole di formazione degli ingegneri civili, il legame stretto tra lo sviluppo industriale e la differenziazione dell'ingegnere industriale da quello civile segnano, nella storia, punti nodali del rapporto tra domanda e offerta di formazione. Ebbene, a mio avviso e lo vado ripetendo da dieci anni in modo esplicito in tutte le sedi, siamo oggi di fronte ad un altro punto nodale in connessione con le trasformazioni indotte dalle nuove tecnologie.

Le nuove tecnologie non investono solo un settore industriale, quello in cui sono originate, ma coinvolgono l'intero sistema economico-sociale, attraverso un processo di diffusione che pone interrogativi nuovi sui confini convenzionali tra industria e terziario. Sono cioè trasversali rispetto ai settori produttivi convenzionali.

Ad esse deve corrispondere una nuova figura d'ingegnere, diversa dall'ingegnere civile (distinto per tipo di opere: edile, idraulico, trasporti) e dall'ingegnere industriale (distinto per settore tecnologico: chimico, elettrotecnico, elettronico, meccanico, ecc.), un ingegnere che si collochi rispetto alle altre figure trasversalmente così come le nuove tecnologie si collocano rispetto ai diversi settori produttivi. Il non riuscire a comprendere queste esigenze è un errore; il continuare a pensare che alla nuova domanda professionale si possa rispondere con una specializzazione nell'ambito dell'elettronica non riesce a cogliere il senso profondo delle trasformazioni in atto. Alla base della nuova ingegneria vi sono le scienze matematiche; questo è il punto centrale. La matematica da strumento diviene contenuto del prodotto: un modello di previsione, un algoritmo di ottimizzazione, un software speciale, ecc. E ciò nel settore della produzione di beni, ma anche in quello dei servizi, con una pervasività crescente nei più diversi campi, perché le nuove tecnologie sono un prolungamento dell'attività intellettiva dell'uomo e dunque possono intervenire in tutte le attività lavorative (e non solo lavorative).

Non ha grande importanza il nome di questo nuovo tipo di ingegnere: informatico per il richiamo allo strumento più generale e più caratterizzante delle nuove tecnologie, automatico per il richiamo al processo di sostituzione dell'attività dell'uomo, sistemistico per il richiamo alle metodologie per trattare i processi di informazione e di controllo, matematico per il richiamo al ruolo determinante che essa ha rispetto alla stessa natura del prodotto, ecc.

Il ritardo delle Facoltà di Ingegneria in questo campo ha lasciato nel nostro paese il ruolo della formazione di questo nuovo tipo di tecnici alle Facoltà di Scienze, con il rischio di distorsione e del ruolo di questa Facoltà e del tipo di tecnico prodotto. E la preoccupazione che, anche recentemente, il Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri ha manifestato è fondata. Mentre nell'Università di massa, per rispondere all'esigenza di collocazione dei laureati nel mercato del lavoro intellettuale, si va perseguendo la professionalità anche in settori tradizionalmente scientifici, nell'Ingegneria si continuano a rinviare interventi all'altezza della domanda nel settore decisivo delle nuove tecnologie. E l'analisi delle stime sui bisogni del terziario qualificato fa emergere le conseguenze che questa miopia avrà sulla perdita di ruolo degli ingegneri nella società italiana.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
06/11/1984 - Tipologia: Articolo - Argomento: Ingegneria