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La bioetica

Atti del Convegno Politeia

Questioni morali e politiche per il futuro dell'uomo

1. Vorrei esprimere un ringraziamento e un apprezzamento a Politeia per questa iniziativa che mi sembra estremamente interessante per la qualità dell'organizzazione, dei relatori chiamati, e anche per aver posto sul tappeto, a livello concreto, problemi importanti. Spesso i convegni di bioetica trattano di questioni generali che tutti sappiamo essere molto complesse e molto delicate. Oggi si sono anche affrontati problemi aperti in ambito europeo, come quello della sperimentazione sugli embrioni. Credo sia un contributo importante alla maturazione ed al conso­lidamento di una sensibilità culturale maggiore del nostro paese in questo settore.

Ho avuto, in questi due anni e mezzo di esperienza nel Ministero della Ricerca e dell'Università, occasione di confrontarmi con questi problemi e partirò dalle esperienze che ho acquistato sul campo, non essendo addetto ai lavori, per Idre qualche riflessione.

Innanzitutto, nell'aprile '88, si tenne a Roma la quinta Conferenza di bioetica dei paesi più industrializzati e toccò al Ministero della Ricerca organizzarla.

Fu un convegno abbastanza importante che aveva per tema la sperimentazione sul genoma umano, quindi in qualche modo correlata a quanto oggi discutiamo. In quell'occasione, io, laico rispetto alla questione, acquisii la consapevolezza di un aspetto che non mi pare molto diffuso (a livello di massa naturalmente, non certamente qui) come conoscenza, su cui vorrei soffermarmi.

In generale si tende, nell'opinione pubblica, a guardare o ad affrontare i pro­blemi di bioetica come se fossero tutti nuovi, come se non ci fosse anche un pro­blema di continuità e ci fossero solo problemi di rottura nelle questioni che si vanno ad affrontare.

Per esempio, quando si parla di sperimentazione sul genoma, occorre distin­guere tra cellula somatica e cellula della linea germinale; su interventi relativi alla cellula somatica cattolici e non cattolici non sollevano problemi. Questo, forse, non è male sottolinearlo quando si affrontano le questioni, perché è molto importante anche far conoscere che su alcune problematiche c'è un consenso molto largo.

Ricordo la risoluzione presa dai sette paesi più industrializzati, e proposta come suggerimento ai governi: la terapia genica su cellule somatiche dell'uomo de­ve essere valutata come i trattamenti medici sperimentali che vengono svolti se­guendo criteri che tengono conto degli effetti prevedibili e della sicurezza e che vengono praticati in seguito al consenso dei soggetti interessati e con il rispetto della loro privacy; quindi, in definitiva, nella linea di continuità operativa della medicina tradizionale.

Viceversa, unanimemente, sia da cattolici che da laici, in quel momento, nell'88, si riteneva che non esistessero indicazioni mediche né giustificazioni etiche per la manipolazione genetica intenzionale di cellule della linea germinale umana.

La seconda occasione che ho avuto, proprio nel mese scorso, è duella di una riunione dei ministri della Ricerca dei dodici pacasi della Comunità europea, che si sono riuniti in modo informale, per una giornata, per discutere sul problema della sperimentazione sugli embrioni, elle è stato il tema di questa mattina. Fu una discussione molto interessante e molto utile fatta a livello informale proprio per lasciare gli interlocutori liberi, anche in sede politica, per un confronto molto aperto su questioni controverse. Questa esperienza mi porta ad una riflessione, relativa al fatto che molto spesso si discutono questi problemi senza tener conto della questione della armonizzazione delle politiche con gli altri paesi.

Noi non possiamo, in questo campo, non confrontarci con quella che è la poli­tica, almeno in Europa, relativamente alla sperimentazione sugli embrioni oppu­re all'intervento terapeutico in settori affini perché, altrimenti, si tenderebbe a costituire paesi attrattivi, o rispetto alla ricerca o rispetto alla terapia, e ciò rende­rebbe più difficile e complicato il problema della coesione europea.

È un elemento importante e, secondo me, può essere anche un aiuto concreto ad uscire da una situazione nazionale che naturalmente, essendo condizionata dalla Forte presenza cattolica e dalla cultura cattolica ha problemi complessi da affron­tare; ma non possiamo non tener conto che in questo campo la questione della armonizzazione nel campo europeo, è una questione importante.

Armonizzazione per altro difficile perché l'Irlanda, per esempio, uno dei dodi­ci paesi europei, ha inserito la difesa dell'embrione in sede di formulazione della costituzione. Quindi, in qualche modo, noi che per ora non abbiamo legiferato in materia, abbiamo una situazione più elastica.

Terza questione: l'esperienza, per il contributo che sono riuscito a dare, sulla costituzione del Comitato nazionale di bioetica, la cui incubazione era iniziata già durante il Governo De Mita; è stata necessaria una lunga e difficile opera per riuscire a costruire in sede nazionale un comitato che facesse da punito di riferi­mento per questi problemi.

Credo che questo sia, come sottolineava anche il ministro De Lorenzo, un pun­to molto positivo perché, finalmente, anche il nostro paese ha una sede specifica in cui sono presemi medici e biologi, ma anche giuristi e studiosi di etica, il che è molto importante. Negli altri paesi queste presenze sono sempre assicurate.

Dobbiamo evitare che di questo problema parlino soltanto medici e biologi poi­ché i problemi che vengono sul tappeto, e che oggi sono stati affrontati in questo convegno, sono chiaramente anche problemi etici e giuridici nello stesso tempo ed è quindi molto opportuno che la commissione sia stata formata realizzando un equilibrio tra queste varie componenti.

La commissione avrà due compiti fondamentali: quello di Fare da osservatorio su questo settore, un osservatorio che è particolarmente utile avere a livello na­zionale: ormai, le deliberazioni, gli indirizzi le prese di posizione si vanno moltiplicando nei paesi, sia a livello singolo, sia a livello collettivo e quindi bisogna seguire l'evoluzione di questa produzione di indirizzi e di indicazioni.

Il secondo compito è quello di costituire un supporto al Governo e al Parla­mento per valutare in quali tematiche sia conveniente dare indicazioni o interve­nire per via normativa o legislativa, anche se il problema è notevolmente com­plesso. Sono convinto che in questo campo, per quanto riguarda le indicazioni normative, occorre tener conto della rapidità di evoluzione delle tematiche.

Per esempio, rispetto a quello ulte ho detto relativamente al convegno di due anni la, su qualche aspetto già incomincia a cambiare l'atteggiamento da parte degli stessi estensori delle raccomandazioni, cioè siamo in una fase di forte di­namica.

2. Vorrei, adesso, fare una riflessione dal mio osservatorio di responsabile del settore della ricerca perché, giustamente, il collega De Lorenzo ha guardato il pro­blema dal punto di vista delle applicazioni nel campo della sanità a livello diagno­stico e terapeutico.

Nel campo della ricerca le tematiche della bioetica presentano problemi che pos­sono tendere a creare in Europa, non soltanto in Italia, un clima che, in qualche modo, deve farci riflettere, per evitare che si consolidino posizioni negative ri­spetto allo sviluppo scientifico a livello di opinione pubblica, ingenerando atteg­giamenti molto pericolosi.

Non c'è dubbio che questa fase storica vede una crescita delle conoscenze molto rapida e vede anche una crescita della velocità di trasferimento alle applicazio­ni dei risultati scientifici. In certi casi, tale progresso pone grossi problemi etici e quello della biologica è uno dei campi in cui la crescita è molto rapida e tale è anche il trasferimento nel campo applicativo, non soltanto nel settore vegetale e animale ma anche per gli aspetti che riguardano l'uomo.

Si pone anzitutto l'esigenza di non mettere in discussione la libertà della ricerca. Questa è un'esigenza di fondo; noi dobbiamo difendere la libertà di ricerca, che annovera anche una serie di esempi negativi quando si è voluta porre qualche limitazione; occorre cercare di individuare una posizione chiara da ribadire in ogni momento sulla libertà della ricerca, e di sperimentazione tesa ad accrescere le co­noscenze. Naturalmente c'è un problema sull'uso dei risultati della scienza. In­fatti è necessario sempre più approfondire fa differenza tra libertà della ricerca tesa alla crescita delle conoscenze e uso dei risultati della ricerca scientifica per­ché, per quanto riguarda l'uso è evidente che esiste un problema di controllo so­ciale e politico, ed anche un problema etico che può sorgere caso per caso.

Dobbiamo essere capaci di fare questa distinzione se non vogliamo cadere in errori che storicamente sotto più volte avvenuti quando si è inteso limitare fa li­bertà di ricerca: dalla questione della cosmologia copernicana al darwinismo, all’atteggiamento della fisica ariana che diceva che era un errore giudaico la teoria della relatività di Einstein, alle distorsioni imposte alla biologia in periodo stali­niano e così via.

Credo che ci sia un problema di rivendicazione della libertà della ricerca, la più larga possibile, indipendentemente poi dal fatto che i risultati della ricerca venga­no controllati nel loro uso sociale. Da questo punto di vista è veramente molto importante il problema, che qui è stato ricordato anche da Siniscalco, dell'educa­zione. Il problema, cioè, che di questi argomenti ci sia una conoscenza diffusa e, quindi, la necessità di fare crescere anche le iniziative educative in questo campo.

Una delle raccomandazioni di quest'ultima conferenza dei paesi del vertice era proprio quella di prevedere programmi educativi sulla genetica umana per tutti i cittadini, dall'età scolare in poi. Tali programmi includono informazioni per di­rigenti dell'industria, organismi culturali, uomini politici, circa le nuove dimen­sioni delle conoscenze genetiche e le conseguenze delle conoscenze stesse e della loro applicazione.

Il problema educativo è centrale, come sempre quando si vuole realizzare il con­trollo sociale dei risultati della scienza, in quanto l'esperienza europea dimostra che le questioni che fino a ieri sembravano quasi banali si stanno ponendo oggi con forza addirittura relativamente al campo vegetale, con il supposto rischio di rilascio nell'ambiente di materiale pericoloso.

Credo che dobbiamo veramente cercare di far crescere la conoscenza di questi problemi, attrezzandoci per garantire ai laboratori ed ai ricercatori libertà di ri­cerca, creando al contempo una sensibilità politica rispetto all'uso dei risultati della ricerca. È stato previsto, per esempio, accogliendo un voto del Parlamento, nella legge sull'autonomia delle università e degli enti di ricerca, che ci sia un fo­rum internazionale per valutare i risultati della ricerca scientifica per offrire una occasione di diffusione della conoscenza sullo sviluppo scientifico e sui problemi che esso pone.

Questo mi sembrava utile, dall'osservatorio della ricerca, ricordare come testi­monianza e contributo.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
01/03/1990 - Tipologia: Articolo - Argomento: Diffusione della Cultura Scientifica