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“L’Avvenire della Cultura Scientifica”

Intervento del Prof. A. Ruberti all'omonimo convegno tenutosi a Lisbona il 22/23 Novembre 1993

Signor Presidente della repubblica, Signore, Signori,

E' un grande piacere per me partecipare alla, seduta d'apertura di questa conferenza sull’”Avvenire della Cultura Scientifica”. Prime di ogni cosa, vorrei esprimere i miei più vivi ringraziamenti al Signor Presidente Mario Soares, per aver voluto accettare di onorare con la sua presenza questa manifestazione organizzata in collaborazione con la Commissione delle Comunità europee.

La conferenza che si apre oggi è una della prime manifestazioni organizzate nel quadro della “Settimana Europea della cultura Scientifica”. Non è certo la meno importante.

Importante, questo incontro lo è infatti a doppio titolo; lo è innanzitutto per il contesto particolare in cui prende posto, la “Settimana Europea della Cultura Scientifica” che inizia oggi.
Come molti di voi sanno, la Comunità europea conduce da molti anni una politica di ricerca propria. Concepita allo scopo di completare e rinforzare gli sforzi compiuti in materia scientifica e tecnologica dai Paesi europei, questa politica riposa su un principio fondamentale: s'intraprendono a livello comunitario tutte le azioni che, per ragioni di costo, di complementarietà delle competenze o per la natura dei problemi in questione, è più razionale eseguire su scala europea.

Costruita intorno all'idea di cooperazione, questa politica si materializza essenzialmente sotto forma di programmi che associano in progetti congiunti le università, i centri di ricerca e i laboratori di Paesi europei differenti.

Con il lancio della “Settimana Europea della Cultura Scientifica”, la Comunità prende per la prima volta un'iniziativa di taglia significativa nel campo, collegato ma concettualmente; distinto, della promozione della cultura scientifica: campo della conoscenza e della comprensione della scienza da parte del pubblico; della riflessione, altresì, sulla scienza e la tecnologia.

Nel quadro della “Settimana Europea”, una serie di operazioni di comunicazione vengono organizzate simultaneamente in tutta Europa. Per una buona parte, si tratta di azioni di diffusione della conoscenza scientifica: di esposizioni, di film, di giornate a porte aperte, ecc.. Accanto a queste iniziative concrete, troviamo tuttavia, ugualmente, un certa numero di momenti di riflessione, di scambi e di dibattiti. Riflessione sulla scienza, la tecnologia, il loro posto nella società, le loro implicazioni etiche, ecc.. Ma riflessione, altresì, sul posto della scienza nella cultura, e sulla migliore maniera di comunicarla.

Molte conferenze sono consacrate ad alcuni aspetti particolari di queste tematiche: il ruolo dell'industria nello sviluppo dell'educazione scientifica in Europa, ad Amsterdam; le possibilità e le costrizioni della comunicazione della scienza attraverso la stampa e i mass- media, a Ginevra, ecc .

La conferenza di oggi abborda i problemi legati allo sviluppo della cultura scientifica in una prospettiva più globale, e ciò costituisce uno dei suoi maggiori punti d'interesse.
Tale è infatti il secondo aspetto dell'importante di questo incontro: la portata dei temi affrontati, l'entità delle sfide prese in considerazione. Affermare che si parta dal nulla sarebbe incontestabilmente esagerato. Non è certo la prima volta che i problemi connessi all'avvenire della cultura scientifica costituiscono l'oggetto di discussioni. Per il numero e la varietà dei partecipanti, ed il carattere assai completo dello spettro dei temi affrontati, questa conferenza rappresenta tuttavia un'iniziativa di particolare rilievo.

Dalle presentazioni e dagli scambi di questi due giorni, non dubito che emergeranno numerose idee e proposte. A guisa d'introduzione ai vostri lavori, io vorrei concedermi qualche riflessione su ciò che mi sembra costituire il significato profondo di un'impresa come questa. Inizierò, nel far ciò, dal titolo della manifestazione.

Riflettere sull’”Avvenire della cultura scientifica” nel quadro della “Settimana Europea della Cultura Scientifica”, vuol dire, evidentemente, riflettere sull'avvenire della cultura scientifica in Europa. Ma che intendere con questo? A questa espressione, si possono, io credo, attribuire due significati distinti: l'avvenire della cultura scientifica nei Paesi europei; il suo avvenire su scala europea.

Sugli aspetti connessi al primo significato, non mi dilungherò molto. Per quali ragioni è necessario migliorare, nei Paesi europei, la conoscenza, e la comprensione della scienza da piste del grande pubblico? Queste ragioni sono ben note a tutti i partecipanti di questa conferenza. Professionisti del settore, essi consacrano a questo compito una buona parte del loro tempo, una quantità importante di sforzi, d'energia e d'immaginazione.

Migliorare la conoscenze della scienza da parte della popolazione europea è necessario, fondamentalmente, per delle ragioni di carattere politico. Ogni giorno, vengono effettuate grandi scelte politiche in materia di salute, energia o ambiente, che implicano una forte componente scientifica. In una società democratica, è indispensabile che tali scelte possano essere valutate e giudicate con cognizione di causa dalla popolazione. Senza esigere da ciascuno un brevetto di specialista, bisogna dunque fare in modo che i cittadini possiedano una quantità sufficiente di conoscenze scientifiche; che essi colgano, più in particolare, il senso stesso della metodo scientifico.

Accanto a questa dimensione politica, ricorderemo una dimensione economica e sociale. In modo crescente, l’Europa avrà bisogno nei prossimi anni di ricercatori e d'ingegneri. Le carriere scientifiche e tecniche sono, oggi, tuttavia, oggetto di una incontestabile disaffezione. Bisogna restituir loro tutta l'attrattiva, rianimando l'interesse generale, e più specialmente, quello dei giovani per la scienza.

La terra ragione è di natura propriamente culturale: la scienza e la tecnologia giocano un ruolo troppo importante nell'Europa d'oggi per non ritrovare, accanto alla Letteratura o le Belle Arti, il posto ch’esse avevano un tempo nella cultura dell'”uomo onesto”.

Vorrei qui attirare l'attenzione su un punto particolare. Non e insolito udire presentare certe azioni di promozione della cultura, scientifica come destinate a sostituire l'insegnamento delle scienze nella scuola, e affermare che la trasmissione delle conoscenze non può che operarsi al di fuori di questa.

Tali opinioni non sono giustificate. Come ha sottolineato, il Professore José Mariano Gogo, nel corso del recente “Vertice europeo delta scienza” organizzato a Bruxelles dal Parlamenta europeo, la unica. variabile nettamente correlata con la presenza, nella conoscenza comune, di rappresentazioni scientifiche, così come con l'interesse per la scienza e l'apertura alla visione scientifica del mondo, é il livello di scolarità. Inoltre, pare che si impari di più e si assimili meglio l'informazione trasmessa da giornali, libri o televisione, qualora si disponga di una base di solide conoscenze scientifiche scolastiche.

I responsabili di musei, i direttori di collane editoriali e i produttori di programmi televisivi debbono dunque concepire la toro azione in modo complementare piuttosto che in concorrenza con quella della scuola. Inoltre, essi debbono ricercare tutte le possibilità di collaborazione con il sistema d'insegnamento, e realizzare, con esso, programmi congiunti. Lo fanno certo già e numerosi esempi potrebbero essere forniti di azioni di questo tipo. Tutte le possibilità esistenti sono tuttavia lungi dall'essere sfruttate. Il potenziale considerevole rappresentato dalla dimensione europea è soprattutto qui lontano dall'essere utilizzato.

Con questa riflessione, abbordo ciò che costituisce il secondo significato dell'espressione “Cultura scientifica in Europa”: quello della dimensione propriamente europea dei problemi e delle sfide. La domanda qui non è: perché cercare di migliorare la conoscenza della scienza in Europa? Ma, piuttosto: perché agire, in questo campo, su scala europea? Le ragioni, qualora vi si rifletta, non mancano. Sono allo stesso tempo delle ragioni di principio e delle ragioni connesse alle esigenze dell'azione.

Le ragioni di principio, innanzitutto. E' certamente vero che la scienza per l'universalità dei suoi metodi e l’identità degli obiettivi perseguiti certamente, è internazionale. E' anche vero che alla nascita, nel XVIII° e XIX° secolo, degli Stati Nazioni, la sua organizzazione ed il suo finanziamento presentano, d'altra parte, un carattere ampiamente nazionale.

Ma la scienza possiede anche, incontestabilmente, una dimensione specificamente europea. Tale dimensione essa l'aveva già anticamente. La scienza non è solo nata in Europa. Essa è anche nata europea. Sviluppandosi sulla base degli scambi di corrispondenze e della circolazione di grandi scienziati al di là delle frontiere, essa si è sviluppata nel corso dei Tempi Moderni, in un contesto cosmopolita, su scala continentale. Uno spazio scientifico europeo è esistito così a lungo che noi siamo attualmente impegnati a ricostituirlo.

Da una trentina d'anni, l'Europa della scienza è infatti impegnata a costruirsi. Da un canto, intorno alle grandi installazioni di ricerca fondamentale del CERN, dell'ESO o dell'EMBL, e dei programmi tecnologici dell'Agenzia Spaziale Europea; dall’altro, mediante le reti realizzate nel quadro dei programmi comunitari o dell'iniziativa EUREKA.

Parallelamente, l'osservazione mostra l'esistenza di una specificità nella natura dei rapporti intrattenuti, in Europa, dalla Scienza e della Cultura. Questa si manifesta sotto due aspettti. Il primo è legato ad una maniera particolare di concepire la natura della conoscenza scientifica. Andando indietro nei tempo, il progresso delle conoscenze, in Europa, si è indissociabilmente trovato legato alla riflessione sulla natura e sulle radici della scienza. In larga misura, questa riflessione era assicurata dagli scienziati stessi. Come il Professeur Ilya Prigogine ama sottolineare, esiste senza alcun dubbio una concezione propriamente europea della scienza che contiene qualcosa di ciò che si chiamava nel secolo scorso la “Filosofia della Natura”. Tale concezione, prevale ancora oggi? Non è forse minacciata dallo sviluppo di una visione utilitaristica e pragmatica? Rispondere a tali domande è esattamente l’oggetto della conferenza organizzata a Parigi, tra pochi giorni, nel quadro della “Settimana Europea della cultura Scientifica”.

La specificità dei rapporti della Scienza e della Cultura in Europa si manifesta parimenti in un secondo modo. Come ricorda spesso il famoso paleontologo e scrittore scientifico americano Stephen Jay Gould, i più grandi scienziati europei non hanno mai esitato a utilizzare un linguaggio comune per comunicare le loro veduta.

Già Galileo decideva di utilizzate l'italiano invece del latino per divulgare le sue scoperte; e Darwin, quando si è trattato di presentare la teoria dell' evoluzione, ha scelto di farlo tramite libri di vasta diffusione. A questi nomi, se ne potrebbero aggiungere, senza difficoltà, decine d'altri: nella fisica, quelli di Poincaré o di Einstein; nella biologia, Medawar o Haldane, ecc. Tutti si sono dimostrati capaci e preoccupati di esprimere i risultati dei loro lavori in un linguaggio comune, senza peraltro semplificare o snaturare i concetti. In più di un caso, il prodotto di questo sforzo è, per di più, di una estrema qualità letteraria.

La seconda categoria di ragioni per agire su scala europea nel campo della promozione della, cultura scientifica, è sorretta da considerazioni di carattere pratico. Anche qui, operare in collaboratone permette infatti di ottenere un impatto impossibile a raggiungere agendo all'interno delle frontiere di un solo Paese. Come sapete, ci si interroga molto nella Comunità, nel contesto degli accordi del GATT, sulla “specificità culturale” e sul miglior mezzo di difendere la cultura europea di fronte ai prodotti d'Oltre Atlantico. Le considerazioni sviluppate su tale questione in generale si applicano ugualmente al settore particolare dell'informazione e della comunicazione scientifica. Anche qui, in molti settori, l’offerta americana tende infatti ad imporsi.

A fronte della grande professionalità dei responsabili dei musei, dell'editoria o delle televisioni americane, sarebbe insufficiente e poco indicato adottare delle misure di carattere esclusivamente difensivo. In questo campo, parimenti, bisogna reagire positivamente.
Sfruttare, innanzitutto, le possibilità offerte dal grande mercato europeo attualmente in formazione, mettendo in atto meccanismi di traduzione reciproca delle opere d'informazione scientifica, o di scambi dei programmi televisivi in modo da migliorare la qualità dell'offerta, mediante gli scambi d'informazione e di esperienza fra i professionisti dei differenti Paesi.

La dimensione europea consiste sempre più nella valorizzazione di questa “atout” esclusivo che il nostro continente possiede: la varietà di stili, di culture, di visioni che costituisce la sua ricchezza e la sua specificità. In occasione della “Settimana Europea della Cultura Scientifica” sono stati pubblicati numeri speciali delle riviste ALLIAGE e “Public Understanding of Science” sul tema “Scienza e Cultura in Europa”. Il loro proposito è di delineare un bilancio della situazione, in Europa, dei rapporti tra Scienza e Cultura; più particolarmente, della situazione in materia di promozione della conoscenza scientifica da parte del grande pubblico. Il quadro emergente da questa doppia pubblicazione speciale è impressionante per la sua varietà: prospettive, strumenti di predilezione, istituzioni coinvolte, ogni Paese possiede tradizioni proprie. Questa diversità costituisce un capitale prezioso, che merita di essere preservato e valorizzato.

Tale è precisamente l’obiettivo della “Settimana Europea della Cultura Scientifica”. L'ambizione fondamentale di questa iniziativa è di dimostrare che, anche in questo campo, è possibile e necessario operare a livello comunitario. Nell'azione concreta, per l'attuazione di progetti nei differenti. settori; nella riflessione, altresì, sulla scienza ed il suo posto nella società così come sulla migliore maniera di farla conoscere.

La “Settimana Europea della Cultura scientifica” non ha, infatti, solo l’ambizione di ravvicinare il grande pubblico alla scienza in quanto tale. Essa vuole fare conoscere meglio la scienza nella sua dimensione europea: la cooperazione scientifica europea da un canto, così com'è condotta dai grandi organismi europei dì ricerca e dalla Comunità; la scienza; da un altro, negli altri Paesi europei: altre istituzioni; altri grandi ricercatori; altre maniere di percepire la scienza e di presentarla.

Europei nel loro contenuto, tutti i progetti della “Settimana Europea della cultura Scientifica”, lo sono anche per le loro condizioni di realizzazione, poiché sono preparati congiuntamente dagli organismi di Paesi differenti. Inoltre, grazie alla partecipazione dei mass- media, si è cercato di raggiungere il grande pubblico europeo.

Da qualche anno, le iniziative miranti a migliorare la conoscenza e la comprensione della scienza da parte del grande pubblico, tendono a svilupparsi un po’ dappertutto in Europa. La formula delle “Settimane della Scienza”, più particolarmente, tende a diffondersi. Di tali iniziative ce ne sono al presente, in Italia, in Francia, nei Paesi Bassi; in Gran Bretagna, in Svezia. Da qualche anno, una “Settimana della scienza” è ugualmente organizzata in Portogallo. Tutte possiedono una loro personalità e stile – espressione della specificità delle culture dei Paesi che le organizzano. Tra queste manifestazioni, così come tra queste e la “Settimana Europea”, esistono incontestabili, possibilità di sinergie che sarebbe utile identificare e sfruttare.

L'8 ed il 9 Dicembre prossimi, si terrà a Bruxelles la Conferenza di chiusura della prima “Settimana Europea: della Cultura scientifica”. Il suo obiettivo principale è di tracciare il bilancio di, questa operazione a carattere pilota. Contestualmente, si tratterà di cominciare ad esaminare la maniera in cui queste iniziativa; aventi obiettivi e natura simili, potrebbero valorizzarsi mutuamente; di dibattere, più generalmente, del modo in cui potrebbero essere combinati; nell'interesse comune, tutti gli sforzi intrapresi in Europa per meglio far conoscere e comprendere la scienza.

Tale compito rappresenta un'impresa di grande entità, che non sarà portata a termine in un giorno solo. Tuttavia, è cosa certa che al di la delle questioni tecniche o di fondo, il dibattito di questa conferenza sull’”Avvenire della Cultura scientifica” apporterà analisi e suggerimenti utili; non mi resta dunque che concludere augurandovi buon lavoro.
Vi ringrazio della vostra attenzione.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
22/11/1993 - Tipologia: Intervento - Argomento: Diffusione della Cultura Scientifica