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Il museo e l'università

Sapere

Da dove partire per contribuire a questo numero speciale dedicato alle proposte ed ai propositi di istituzione di un Museo della Scienza? Il primo impulso, lo confesso, è quello di partire dall'analisi delle ragioni dell'assenza di un tale Museo nella capitale del nostro paese e, dunque, nell'anomalia di Roma non solo rispetto alle grandi città dei paesi europei e degli Stati Uniti, ma anche rispetto ad altre grandi città del nostro stesso paese. L'analisi porterebbe a risultati illuminanti sull'azione di filtro e di freno rispetto alla scienza che le culture dominanti hanno esercitato nel governo delle varie città italiane prima e del paese poi; e forse contribuirebbe a dare, grazie alla consapevolezza che nasce dalla riflessione storica, maggiore forza ai propositi emersi negli ultimi anni.

E’ da questi ultimi tuttavia che partirò, ricordando che la proposta risale, e non fortuitamente, al 1977, l'anno in cui la crisi dell'Ateneo romano raggiunse uno dei punti più alti ma anche l'anno in cui emerse fortemente la volontà di superarla attraverso l'iniziativa e l'impegno culturali. Nel settembre di quell'anno infatti fu deciso dal Senato Accademico di proporre la realizzazione a Roma di un Museo della Scienza e nel novembre fu costituito un apposito gruppo di lavoro, affidandone la presidenza a Giorgio Tecce.

La proposta era un messaggio importante sul piano culturale ed insieme una testimonianza della disponibilità a dare il proprio contributo, attingendo alle competenze dei docenti e dei curatori ed alle risorse dei propri musei. Il messaggio fu raccolto con sensibilità ed apertura dal sindaco Argan, ma ciò non fu sufficiente. Si avviò infatti una di quelle defatiganti espe- rienze che la sclerosi dei processi decisionali offre così largamente nel nostro paese e che sembrano avere di fronte a sé un tempo infinito: incontri, riunioni e discussioni sulla ricerca di luoghi per i quali non vi fossero competizioni o veti, ricorrenti rinvii a nuovi interlocutori, costante allargamento dell'elenco degli enti potenzialmente interessati, ecc. ecc.

E’ merito di Giorgio Tecce se la proposta del '77, ormai arenatasi nelle secche di questi rituali malgrado le autorevoli e convinte conferme dei propositi iniziali, ha ripreso vigore. Nel 1981, attraverso la mostra «5 miliardi di anni: ipotesi per un museo della Scienza», un programma di divulgazione in collaborazione con il Comune e la Provincia in cui tutte le competenze e le risorse della Facoltà di Scienze dell'Ateneo sono state coinvolte, ha fatto emergere l'interesse crescente della cultura scientifica ed ha dato alle proposte del Museo il supporto ulteriore di 30.000 firme.

La delibera assunta dalla Giunta Municipale il 27 aprile 1983, in cui vengono individuate le aree di proprietà comunale per la realizzazione del Museo, spezza positivamente la catena dei rinvii, traduce i propositi in impegni ed apre perciò una fase nuova.

In questa fase occorre che il livello delle ambizioni sia adeguato all'impresa ed al suo realizzarsi su una ribalta di rilevanza non solo nazionale.

È evidente quindi, in primo luogo, l'esigenza di ispirarsi ai criteri della moderna museografia, tenendo conto dei radicali cambiamenti maturati negli ultimi decenni intorno al ruolo dei musei. Si tratta di realizzare, accanto al nocciolo tradizionale del museo-collezioni, un centro per la diffusione della cultura e quindi anche per la riflessione e la divulgazione. Esso dovrà dunque avere strutture e spazi che consentano la realizzazione di programmi e di iniziative culturali, ma dovrà anche essere ispirato ad una idea guida. Io credo che questa possa essere oggi l'interpretazione del bisogno di un luogo in cui, superando le frontiere degli specialismi, si contribuisca al recupero della unitarietà della scienza, al dibattito sul metodo scientifico, alla analisi delle interazioni tra scienza e tecnologia. Il ritardo con cui il museo si realizza a Roma deve essere «utilizzato» come leva per spostare il traguardo verso una realizzazione consonante con le nuove esperienze ed il momento storico in cui essa si attua.

Una seconda riflessione nasce da una caratteristica rilevante che in questo momento presenta la scienza: la grande velocità di accrescimento delle conoscenze. Questa caratteristica deve anch'essa ispirare il progetto, riflettersi nelle soluzioni, trasmettersi agli operatori ed ai fruitori: un museo concepito come memoria ma anche come specchio della ricerca scientifica nel suo farsi.

Infine il Museo potrebbe porsi come sede privilegiata di corsi di formazione specialistica in museografia per i settori della scienza e della tecnologia e dunque come luogo di ricerca per questo campo disciplinare. Il museo diverrebbe un punto di riferimento anche per analizzare quei fenomeni di «perdita della memoria» che si stanno verificando in questo periodo di così rapide trasformazioni e cercare i modi per individuare i punti significativi di cambiamento dei quali si deve conservare testimonianza.

Sul piano operativo si pongono alcuni problemi che occorre affrontare e, primo fra tutti, quello del raccordo funzionale con il progetto della Città della Scienza, una iniziativa che si propone di arricchire ed articolare il quadro delle strutture culturali della città. L'asse di questa iniziativa potrebbe essere la presentazione e la divulgazione dell'innovazione tecnologica intesa come trasformazione dei risultati della ricerca scientifica in nuovi prodotti e nuovi processi. In una tale ottica il raccordo si presenterebbe in modo naturale e consentirebbe alla città di disporre di un museo della scienza e di un luogo di informazione, confronto e divulgazione sulla tecnologia e sul suo impatto nella vita economica e sociale.

Un altro problema che si pone è quello di inquadrare in una visione organica i rapporti con le strutture già esistenti in settori vicini a quelli del museo e con esso interagenti: l'orto botanico, il giardino zoologico, l'osservatorio astronomico, il planetario, i musei universitari. La nuova struttura potrebbe essere pensata, in rapporto a questa esigenza, come nodo centrale di una rete capace di offrire una gamma articolata di percorsi.

Un ulteriore problema è quello di definire il rapporto tra gli enti coinvolti nella progettazione, nella realizzazione e nella gestione del museo, anche alla luce del raccordo con la Città della Scienza e con le strutture esistenti. Si tratta di trovare forme di cooperazione che consentano di far convergere in un disegno unitario tutte le competenze, le risorse e le potenzialità disponibili. L'Università di Roma, La Sapienza, per parte sua, conferma la di- sponibilità piena e convinta a collaborare nella fase nuova che si è aperta e che ha contribuito a far maturare.

La fecondazione è stata lenta, ma è ormai avvenuta. E’ un auspicio non formale che la gestazione si sviluppi in modo completo e che il parto sia felice, così che Roma possa avere un Museo della Scienza al livello della sua tradizione e del suo ruolo, concepito e realizzato non dimenticando che siamo alle soglie del 2000.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
01/01/1984 - Tipologia: Articolo - Argomento: Diffusione della Cultura Scientifica