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ARTE SCIENZA POTERE

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Convegno Internazionale - Teatro Argentina di Roma

l. Desidero ringraziare il Presidente Gullo per l'amichevole e generosa presentazione, in cui mi ha attribuito competenze e meriti superiori a quelli che posso avere, prima di svolgere il compito, previsto nel programma, di aprire i lavori.

Farò solo qualche riflessione; lasciando ai due relatori di questa mattina, Scaparro e Rubbia, di impostare i lavori di questo importante Convegno Internazionale, dal punto di vista rispettivamente dell'arte e della scienza. Non ho potuto preparare il testo dell'intervento per l'affollarsi degli impegni, ma solo documentarmi e meditare sui problemi. Partirò dal fatto che dalle poltrone di questa sala ho rivisto il Galileo di Brecth nella nuova edizione proposta da Scaparro, cosi ricca di suggestioni artistiche e culturali, in un momento in cui avevo assunto la responsabilità della politica e della ricerca scientifica e tecnologica. E quindi, come è naturale, la rilettura dell'opera brechtiana sul rapporto fra scienza e potere ha generato in me risonanze complesse, diverse da quelle che avevo sperimentato quando l'avevo vista la prima volta, tra l'altro con una diversa regia e interpretazione. Si sono intrecciate nel mio animo emozioni e preoccupazioni per le responsabilità che venivo assumendo nei processi decisionali della politica scientifica e tecnologica, in sede nazionale ed in sede europea. Cosi quando Scaparro mi parlò della sua idea di offrire attraverso un convegno internazionale un'occasione di riflessione sui temi che l'opera di Brecht ci riproponeva, fui veramente lieto. Mi apparve un'occasione utile per ridare attenzione ad un tema che negli anni '60 ed in particolare nel '68 era stato al centro dell'attenzione nelle università e che in questa fase mi sembrava riemergere con forza in ogni scelta della politica per la ricerca. Infatti mi ero trovato di fronte ad alcuni appuntamenti che in concreto erano culturalmente e politicamente collegati al tema. Ad esempio, l'essere impegnato nel disegnare un nuovo quadro istituzionale per la ricerca italiana, basato sull'unificazione delle responsabilità di governo relative all'università, agli enti di ricerca ed ai meccanismi di sostegno alla ricerca industriale, sollevava il tema centrale dell'equilibrio tra il potere del governo e l'autonomia delle università e degli enti di ricerca. Vedevo nell' assistere a Vita di Galileo riecheggiare temi che emergevano nelle aule parlamentari, intorno alle decisioni da assumere sui modi di realizzare il nuovo quadro istituzionale.

Un'altra occasione significativa era stata per me l'organizzazione a Roma, della conferenza dei cinque sulla bioetica. In questa occasione, si affrontava il problema delle manipolazioni genetiche, dei limiti da porre o non porre alla manipolazione genetica e delle conseguenze che può avere sul singolo e sulla specie. Centrale in questa conferenza il rapporto tra la libertà della ricerca per far crescere la conoscenza e la responsabilità dell'utilizzazione delle nuove conoscenze.

Il convegno, che oggi si apre, offriva l'opportunità di dare un contributo a temi non solo importanti sul piano culturale, ma con diretta implicazione sul piano della politica della ricerca. Deciso questo incontro siamo riusciti ad avere l'adesione di artisti, scienziati, studiosi dei rapporti tra scienza e potere, di grande qualità e di grande esperienza. Sono convinto che anche per essi, non vorrei essere malizioso, questo convegno potrà costituire uno stimolo alla riflessione di fronte all'emergere prepotente di nuovi assetti e ruoli del sistema scientifico e tecnologico e di nuovi problemi etici. Ed anche per la strutturazione del convegno che vuole costringere ad uscire dal dibattito specialistico per affrontare il tema da un più articolato spettro di esperienze e di sensibilità.

Ed io mi auguro che questo convegno consenta di dare un contributo positivo alla consapevolezza dell'importanza del tema ad un livello generale, che superi e comprenda le tematiche di settore, sul disarmo, sull'energia nucleare, sull'ambiente, sulla bioetica.
E la Vita di Galileo, che mi auguro tutti abbiano potuto vedere in questa nuova edizione, riproposta con le suggestioni nuove che il regista ha provocato attraverso l'opera di mediazione che gli è propria.

2. Tutti conoscono quale valore traumatico ha avuto la scoperta di Galileo: la nascita del dubbio. Ed io mi servirò di tre citazioni per introdurre il tema. Nella scena quarta uno dei sapienti afferma: "Aristotile è l'autorità riconosciuta non solo da tutta l'antica sapienza, ma anche dai grandi padri della chiesa".

Con questa affermazione la nascita della nuova scienza cessa di essere solo un fatto scientifico, acquista di fatto una rilevanza politica. Ed il Galileo di Brecth ne è consapevole, quando dice "dove per mille anni aveva dominato la fede, ora domina il dubbio. Tutto il mondo dice: d'accordo sta scritto nei libri; ma lasciate un pò che vediamo noi stessi. Ed il gran risucchio d'aria che s'è levato da tutto questo, non rispetta neppure le vesti trapunte d'oro dei principi e dei prelati e mette in mostra gambe grasse e gambe magre, gambe uguali alle nostre". Cosi la nuova scienza nel mettere in dubbio le verità più solenni mette in dubbio anche coloro che per mille anni le hanno difese e garantite con la loro autorità. E se un vecchio libro afferma il falso sul moto dei pianeti, se oggi si scopre che mentiva, non possono essere falsi tanti altri vecchi scritti sui quali si fonda il potere?

La nuova scienza ha una carica dirompente e il potere reagisce e costringe Galileo ad abiurare. E nasce cosi un dramma, quello dello scienziato di fronte al potere, quello delle violenze ma anche delle debolezze che lo accompagnano. Non possiamo guardare questo dramma solo dal versante del potere, dobbiamo guardarne anche l'effetto. Nel testo la consapevolezza del cedimento è intrisa di amarezza, ma è chiara: "nella mia vita di scienziato ho avuto una fortuna senza pari - dice Galileo - quella di vedere l'astronomia dilagare nelle pubbliche piazze. In circostanze così straordinarie la fermezza di un uomo poteva produrre grandissimi rivolgimenti. Se io avessi resistito, i naturalisti avrebbero potuto sviluppare qualcosa di simile a ciò che per i medici è il giuramento di Ippocrate: il voto solenne di fare uso della scienza ad esclusivo vantaggio dell'umanità. Così stando le cose il massimo in cui si può sperare è una progenie di gnomi inventivi pronti a farsi assoldare per qualsiasi scopo".

Questo messaggio così pregnante per via teatrale, arriva profondo e diretto e solleva in maniera chiara il problema del rapporto tra potere e scienza e quindi anche del coraggio che deve avere chi lavora nel campo scientifico.

3. Il problema della libertà della ricerca, della scienza e anche dell'arte, è posto in maniera chiara. Eppure a me sembra necessaria qualche riflessione sui mutamenti che sono intervenuti e quindi sul modo in cui si pone oggi il problema della libertà. La libertà non si può oggi ridurre a quella di poter diffondere i risultati della propria ricerca. Oggi il problema è mutato profondamente.

La libertà di disseminazione dei risultati scientifici è, almeno sul piano di principio, riconosciuta in larga parte del mondo (certamente nella democrazia occidentale). Il problema si pone per l'attività di ricerca che ha più diretta ricaduta nel settore della produzione e delle applicazioni militari. E dunque vi sono condizionamenti e limiti alla libertà di diffusione dei risultati, ma il problema più rilevante è, a mio avviso un altro. La scienza oggi non è più quella dell'epoca galileiana, ed occorre perciò storicizzare la nostra posizione. Non possiamo recepire il messaggio come se oggi avesse le stesse valenze. Lo spazio dei ricercatori isolati che sviluppano i loro studi con pochi libri e limitati laboratori è oggi una parte limitata dell'articolato e complesso spazio della ricerca. La grande scienza cammina in costosissimi laboratori. La grande scienza sfrutta imponenti mezzi di calcolo, si avvale di attrezzature sofisticate, di strutture ed infrastrutture di costo ed impegno crescenti. Costo e impegno che non sono più alla portata del singolo, ma spesso neanche di una sola istituzione di ricerca o università. E in taluni casi neppure di un singolo paese; occorre la cooperazione internazionale per raccogliere e concentrare le risorse necessarie. Questo stato di fatto porta a dover scegliere su quali progetti allocare le risorse. Questo è il fatto nuovo della scienza nella società moderna. C'è qualche luogo di governo, nazionale od internazionale, che sceglie dove allocare le risorse. Questo è un momento che incide sulla libertà. Questa scelta diventa determinante per l'attività dello scienziato, che si trova quindi ad esserne condizionato. La sua libertà di ricerca viene limitata dalla necessità che ha di grandi mezzi, che solo il potere gli può procurare.

Il rapporto tra scienza e potere è dunque diventato critico. Si ripresenta in forme nuove. Diviene il problema del rapporto tra la necessità etica di garantire la libertà di ricerca e la concentrazione di risorse su progetti che hanno importanza strategica. Ecco c'è una modificazione profonda del quadro. D'altra parte si è così accorciata la distanza tra ricerca e applicazioni, tra scienze e tecnologie, che parlare di una ricerca fatta solo per conoscere è distorcente. Oggi la ricerca produce conoscenza ma interviene anche con i risultati sul sistema produttivo. E qui nasce un problema quasi insolubile, perché è indubbio che c'è un'esigenza non eludibile dei singoli paesi ed anche delle comunità internazionali di allocare risorse in rapporto allo sviluppo produttivo. E tale esigenza è strettamente legata allo sviluppo economico e quindi alle regole dell'economia. E così non può e non deve essere elusa l'altra esigenza, quella di sostenere la ricerca tesa alla crescita del sapere, la ricerca libera. Poiché . nessuna delle due è rinunciabile, il problema della libertà è oggi quello di trovare un equilibrio che garantisca il soddisfacimento di ambedue le esigenze, che non schiacci e finalizzi la ricerca ai fini della produzione e che sappia interpretare e garantire il bisogno di una ricerca libera, assicurando un sostegno adeguato e dunque condizioni concrete per l'esercizio della libertà. Oggi vi è un rischio oggettivo di una riduzione degli spazi di libertà per la ricerca di base, un fenomeno non solo nel nostro paese di marginalizzazione della ricerca di base. E ciò spiega perché cresce la rivendicazione della libertà e dell'autonomia, la domanda di un maggior sostegno per le scienze umane. Queste non sono direttamente legate ai fattori produttivi, anche se, in modo indiretto, hanno un'influenza importante sui processi di trasformazione culturale e sociale. Il problema della libertà dunque non è più solo quello della diffusione dei risultati ma è quello di poter incidere sulle scelte di allocazione delle grandi risorse che le società industrializzate destinano alla ricerca, sull'equilibrio in definitiva tra finalizzazione e autonomia.

La seconda riflessione che vorrei fare, parte dalla constatazione che, rispetto all'epoca Galileiana, sempre più piccola è la distanza tra crescita delle conoscenze e loro uso diretto nel sistema produttivo. Nasce qui il problema della responsabilità e dunque dei vincoli alla libertà. Si pensi, come esempio emblematico, alla biologia molecolare, all'ingegneria genetica.

In questo caso si può lasciare ai soli scienziati la libertà di decidere sull'uso delle conoscenze? Io credo di no. Il problema delle applicazioni richiede l'esercizio di una responsabilità collettiva. Nell'epoca Galileiana vi era una crescita della conoscenza che non generava immediate dirette applicazioni o utilizzazioni dei risultati. Oggi sempre più frequentemente i risultati della ricerca scientifica possono venire utilizzati. Chi può decidere dell'utilizzazione se non la collettività su cui ricadono i suoi effetti?

Il tema della libertà si articola dunque su più versanti, da un lato sui modi in cui si individua l'equilibrio tra la finalizzazione produttiva della ricerca e la garanzia di spazi per la sua autonomia e libertà, dall'altro sui modi in cui la società stabilisce i vincoli e gli indirizzi attraverso i quali i risultati della ricerca possono o non possono, devono o non devono, essere utilizzati. C'è la possibilità di produrre l'energia attraverso molteplici fonti: quali scegliamo, chi decide? Possiamo intervenire sul genoma umano: fino a che livello interveniamo? Queste scelte non possono essere lasciate agli scienziati. Essi hanno il diritto ed il dovere di rivendicare libertà, autonomia e risorse per far crescere la conoscenza, e liberamente diffonderla. Ma devono anche con umiltà e onestà intellettuale offrire le proprie competenze a servizio della società in forme che consentano una libera decisione. Devono in qualche misura compensare la libertà che la società loro concede offrendo un contributo perché questa sia a sua volta libera nel decidere. Siamo dunque davanti a temi affascinanti e importanti su cui certamente indicazioni molto più puntuali di chi ha riflettuto più a lungo su questo tema emergeranno dal convegno.

Ed il fatto che il convegno sia stato stimolato dal teatro e in un teatro si svolga allarga l'orizzonte ed il tema al più complesso quadro in cui al tema scienza-potere si affiancano quelli arte-potere e quelli, sul piano culturale di grande rilievo, tra scienza ed arte.

Tre vertici di un triangolo in cui si possono tracciare molti cammini; qui ne ho velocemente percorso uno, quello scienza-potere, che corrisponde alle mie più dirette esperienze. Ma il convegno in questi tre giorni vuole offrire molti e vari percorsi e, per la qualità dei relatori, certo vi riuscirà. Nell'augurare un buon viaggio a chi potrà farlo tutto e con il rammarico di non poter esservi compagno, concludo ringraziando l'amico Scaparro per averci da questo palcoscenico, con la riproposizione della Vita di Galileo, inviato un messaggio che, abbiamo raccolto per contribuire a far crescere quella partecipazione che solo può garantire libertà della scienza e responsabilità nella sua utilizzazione.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
24/11/1988 - Tipologia: Intervento - Argomento: Diffusione della Cultura Scientifica